venerdì 1 febbraio 2008

The Places You Have Come to Fear The Most...

Certi giorni. Bisognerebbe.
Certi giorni Bisognerebbe, maiuscolo perchè è davvero importante.
Bisognerebbe staccarsi di dosso il passato. Come una corteccia.
Tutto cambia. Tutto cambia è la natura. Di tutto.
Anche io. Guarda le mie mani.
Ma certi giorni.

Bisognerebbe staccarsi di dosso il passato come corteccia. Perchè ci sono stagioni che non sono più. Guarda, ho il fiato corto? oppure sto solo dimenticando come si respira?
Vorreivorreivorrei. Davvero. Cambiare. La faccenda della corteccia certo.

La verità è l'unica cosa. Quella che non si dice mai. Pensateci. E' come star lì a tentare di addrizzare un quadro. A farsi le domande per crearsi le risposte per farsi le domande.
E dirsi quanto sei bravo a tener su sto quadro.
Ad aggiustare le cose anche quando tutto è andato male.
Perchè Tutto, è andato male. Matuseibravocazzotuaggiustilecose.
Sei lì a tener dritto il quadro. A rimettere a posto le cose.

Ma diciamoci la verità. E' la cornice che stai mettendo dritta.
I quadri non sono perfetti. I quadri, quello che devono dire, lo dicono anche quando non sono perfetti.

E ci sono quadri che, cazzo fattene una ragione, al posto loro non ci andranno mai.
Mai. Mai. Mai.

Un'altra cornice a posto. E' solo questione di tempo, no?

Sei il particolare che rovina tutto il paesaggio. Vorrei non averti mai visto.
Ma allo stesso tempo. Allo stesso tempo voglio dire, senza quel particolare, sarebbe un quadro incompleto.

Alla fine, in ogni caso, manca sempre qualcosa. Buffo no?

lunedì 7 gennaio 2008

Dopotutto...è solo una questioni di riflessi...

Dicono che quando inizi a sognare in un'altra lingua, cioè intendo se vivi all'estero ovviamente senno è il caso di chiamare un esorcista, vuol dire che insomma stai iniziando a naturalizzarti e il tuo cervello và a 2 lingue e tutto il resto.

Ora, non sono mai riuscito a restare abbastanza nel posto X (...tranne Verona, che sì è all'estero e comunque col cazzo che mi imparo a parlare veronese...) da confermare sta sorta di leggenda metropolitana.
O almeno a sognare in altre lingue ho pure iniziato, ma poi ho lasciato il posto dove stavo, quindi non posso dare conferme. A parte iniziare a sospettare, e come darmi torto, che sognare in altre lingue porta palesemente sfiga.

Fatto stà che pochi giorni fà ho fatto il mio primo sogno in inglese. Fondamentalmente nel sogno succedeva, non necessariamente in quest'ordine, che:

- dormivo in un posto orrendo
- faceva un freddo boia
- c'era una tipa che non me la dava
- non conoscevo la città dove mi trovavo
- ero in pessima forma fisica
- dovevo continuamente parlare in inglese (...ma và?)
- c'era l'amica di una tipa che non me la dava e in quanto tale non me la dava neppure lei
- volevo comprare delle cose ma non avevo i soldi

...cazzo di sogno sarebbe? eh, me lo chiedo anche io.

Da qui la conclusione finale da leggersi in stile monologo di Jack Burton all'interfono del Pork Chopper Express (se non sapete chi è Jack Burton e tutto il resto cancellate sto blog dai bookmark è inutile stare qui a leggere):

Domanda - Just, ma non sei preoccupatissimo di questa faccenda del sogno in altra lingua che poi insomma i fatti insegnano porta grandissima e incofutabile sfiga???

Risposta del Vecchio Just - No. Non era un sogno. Era un fottuto documentario.


giovedì 13 dicembre 2007

...just a bang, and a clatter...

Il cielo è nero senza stelle come un coperchio chiuso.
E il resto è tutto bianco, luccica. Il ghiaccio della mattina è un velo di stelle sbriciolate.
Sono belli perfino i tetti delle macchine stanotte.
E ho freddo, e ho le mani gelide. E avrei bisogno di dire qualcosa e sono qui che sto per scrivere. Ma poi...mi accorgo che quello che volevo dire l'ha già detto qualcun altro.

E' come cercare in fondo alle tasche. Finisce sempre che invece trovi qualcosa che avevi in qualche modo dimenticato.




domenica 25 novembre 2007

We'll just keep on tryin'...

...till the end of time...


martedì 13 novembre 2007

...you said something stupid like...



martedì 6 novembre 2007

...we were born to run...


E' stata una guerra. Davvero.
Iniziata molto prima di quella indicata nei calendari e nelle cronache di quelli che dicono di saperla lunga, iniziata che eravamo ancora sui banchi di scuola. Quando ti dicevano che le moto italiane erano dei cancelli, quando non c'era nessuno a raccontarti come era prima. Com'era quando c'era Agrati, il Conte Augusta, Agostini, Saarinen, Villa, Pasolini...quando tutte quelle inutili scritte colorate delle moto giapponesi te le facevano sembrare ancora più in bianco e nero certe foto di MV, Ducati, Laverda, Benelli, Guzzi, Morini...

Poi, sono arrivati i fratelli Castiglioni, con una moto piccola piccola chiamata Cagiva e un cuore che era troppo più grande anche del portafogli. Volete fare i cinici si vabbè, ma allora spiegatemi cosa cazzo è quella MV Agusta 4 cilindri oggi sulle strade.

La guerra da Schiranna, provincia di Varese ai banchi di scuola, fino alle domeniche a vedere le dirette su Tele Capo D'Istria con un segnale da far schifo.
Senza troppo fragore ma neppure la sottigliezza di una guerra fredda. E' stata più una faccenda di guardarsi indietro per capire in mezzo al trambusto degli altri, noi, proprio noi da dove eravamo veramente arrivati.

E poi avanti tutta a testa bassa, in carena, senza guardare lontano perchè come in pista non ci sono cartelli o segnali a indicarti la strada, certe curve le capisci solo quando ti ci trovi dentro. Un grandino alla volta ma con una direzione sola in testa.

Guerra che io, che solo Cagiva e Ducati ho condiviso con l'asfalto, me la ricordo tutta in prima linea. Ho sostenuto lo sforzo bellico con rate fantozziane, mi sono fatto la trincea sulle statali, ho professato la mia fede anche passando per eretico.
Uno alla volta li abbiamo fatti ricredere tutti cazzo. Uno alla volta.

Una alla volta su quelle curve strette gli abbiamo messo il pepe al culo, Davide (Tardozzi?) contro Golia, abbiamo fatto venire il fiato corto anche a quegli intoccabili 4 cilindri. Eresia esatto, in quei due cilindri di differenza c'era la metafora anche della nostra battaglia di pochi contro molti.
E poi via è volato il tempo, solo il suono del vento, che noi l'avevamo sentito che portava ancora l'eco passato di quelle frullate di desmodromico in staccata.
Roba da far venire la pelle d'oca.

Le prime uscite in pista di Virginio Ferrari nonostante l'aria di sufficienza con cui ti snobbavano i grandi nomi, la prima vera grande dimostrazione di fede di Randy Mamola.
Come si fà a dimenticare quelle griglie di partenza che il motociclismo forse rivedrà tra altri 20 anni? con Wayne Rainey, Kevin Schwantz e Eddie Lawson su quella meravigliosa impossibile moto rossa, fino al podio in Ungheria nel 1992.
Se una vittoria si misura dalla grandezza dell'avversario, quel giorno abbiamo spaccato una montagna con una mano.



E l'abbandono a metà anni 90 quando ormai il sogno era diventato realtà, incompresibile all'epoca ma che oggi in fondo è la prova che proprio quando i numeri si misero di mezzo, si vide che quello era stato soprattutto un percorso di cuore. E così mentre Castiglioni andava a caccia di quell'altro sogno che oggi si chiama MV Agusta, Ducati diventava definitivamente realtà.

Da Roche a Re Carl Fogarty è un lampo, fino a Bayliss e la moto GP, Capirossi e Stoner.
C'è da tirare il fiato ragazzi, c'è da sentirsi stanchi ma felici. Perchè per chi questa guerra l'ha combattuta dall'inizio quella che è finita domenica è stata la gara più lunga di sempre, una gara iniziata 27 anni fà.

Potessi salire in sella adesso ci sarebbe da dare una bella pacca su quel serbatoio che ha ancora il simbolo dell'elefantino, e infilando il vecchio Arai Giga di Mamola volete che non mi venga un nodo in gola a premere lo start e sentire quei due cilindri scopiettare bassi e rotondi...

E' vero il pensiero và a tutti quelli che, ufficialmente e non, se la sono fatta questa guerra negli ultimi 27 anni. Ma alla fine il ricordo più forte che mi viene in mente rimane quella stretta di mano con Fabio Taglioni al primo World Ducati Weekend del '98. Il Dottor T con gli occhi lucidi mentre io 25enne ringraziavo questo 98enne che non capiva bene neppure perchè ci fossero tutti quei ragazzi con un casco sotto il braccio a stringergli la mano.
In fondo lui, era solo uno che faceva motociclette.

mercoledì 31 ottobre 2007

...vuoi la luna Mary? te la prenderò se vuoi...

Incredibile.
Cammino sul marciapiede attaccato a troppe ombre dai lampioni gialli, con le mani piantate nelle tasche, e la testa piantata nelle spalle, e chissà cos'altro piantato dentro.

Poi, esce da dietro una macchina parcheggiata questa cosa minuscola con un cappello nero da strega, due giganteschi occhioni azzurri e un secchiello pieno di cose colorate.

Dolcetto o scherzetto?

Gesù.
Ecco. Ora mi sento come James Stewart in 'La vita è una cosa meravigliosa'.

Naturalmente adesso ho una fantastica pallina di gomma/bulbo oculare.